News sul Prosecco
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Dopo molti, forse troppi, discorsi intorno allo storico cambiamento di
denominazione (da DOC a DOCG) del vino Prosecco, che si sono a lungo protratti
nei mesi scorsi, si possono
mettere nero su bianco alcune linee guida chiare e precise su quella che
dal 1 aprile 2010 sarà la realtà dei
fatti legata a questo affermato e apprezzato vino.
La “G” che distingue la nuova denominazione è molto di più di una
semplice lettera: è il riconoscimento di un lavoro di oltre 40 anni per
raggiungere il livello superiore di qualità che il Prosecco DOCG ha dimostrato
di avere. Sono solo 44 le DOCG in Italia, contro le circa 318 DOC; questo dato
conferma ancora una volta che il Prosecco fa parte di quella ristretta cerchia
di vini di livello qualitativo eccelso nel panorama italiano e non solo.
Ecco i principali cambiamenti introdotti con l'istituzione
della DOCG per l'area storica di Conegliano Valdobbiadene e della DOC per le
nove province venete, friulane e giuliane coinvolte.
Innanzitutto il
cambiamento fondamentale sta nella costituzione della Denominazione di Origine
Controllata e Garantita (DOCG) per l'area di Conegliano Valdobbiadene, dal
1969 riconosciuta come DOC, e per il Montello e Colli Asolani; e nella
costituzione della DOC Prosecco nelle 9 province dove fino ad oggi si è prodotto
il prosecco IGT. La parola prosecco diviene, quindi, identificativa di un vino
a denominazione di origine e non più di una varietà di uva. Quest'ultima
assumerà il nome di Glera. In parole povere il Prosecco è un vino ricavato da
uve di varietà Glera prodotto solo nel nord est d’Italia, rigidamente vincolato
da un disciplinare che ne distingue le diverse varietà qualitative in base alla
zona di origine. Un qualsiasi produttore in Italia, come nel mondo, potrà
acquistare solo barbatelle di Glera (non più di Prosecco); il vino che da esse
si ricaverà potrà essere chiamato Prosecco (e poi declinato nelle diverse
tipologie: DOCG, DOC, Conegliano Valdobbiadene, Colli Asolani …) solo se esse
crescono nelle zone previste dal disciplinare, in caso contrario il vino sarà
chiamato Glera ed in etichetta potrà riportare solo il nome Glera (frizzante,
Spumante ecc) senza nessun riferimento o legame al Prosecco. Lo stesso avverrà
per gli uvaggi: non ci potrà più essere un Prosecco – Raboso ma eventualmente
solo un Glera – Raboso.
COSA CAMBIA
Ilcambiamento come detto
è epocale e strutturale. Il volto di questo vino cambia, e lo fa in grande
stile. Il vino di Conegliano Valdobbiadene, area storica di produzione del
Prosecco, è divenuto DOCG, riconoscimento accordato anche all'area del Colli
Asolani, sinonimo questo di qualità superiore indiscussa e indiscutibile. Il
Prosecco DOCG diverrà il miglior Prosecco che sarà possibile trovare sul mercato,
il fiore all’occhiello dell’intera produzione. Questo perche è a tale varietà
che si legano la storia, la tradizione ed un territorio da sempre legati alla produzione
di questo vino.
Anche il vino prodotto
nelle nove province dove attualmente nasce il Prosecco IGT (Indicazione
Geografica Tipica) sarà valorizzato: diventerà Prosecco DOC. Il Prosecco DOC si
produrrà nelle province di Treviso, Belluno, Venezia, Padova, Vicenza, Udine,
Pordenone, Trieste e Gorizia. Solo per Treviso e Trieste sarà possibile
riportare in etichetta "Prosecco di Treviso" e "Prosecco di
Trieste". Treviso, infatti, è il cuore produttivo, dove si trova oltre il
90% della nuova denominazione, Trieste, invece, è la provincia dove si trova il
paese di Prosecco. Tradizione produttiva trevigiana e toponimo sono quindi i
due pilastri su cui è stata articolata la richiesta di nuova DOC.
Con la nuova legge, quindi,
il nome Prosecco diventa sinonimo di vino DOC o DOCG prodotto esclusivamente
nel nord est d'Italia con regole precise, ogni bottiglia sarà sottoposta ai
controlli previsti per i vini a denominazione di origine. Un risultato importante,
non solo per proteggere l'immagine di questo vino, eliminando dal mercato
fenomeni come la famosa lattina ma, soprattutto, perché rappresenta un'
ulteriore garanzia per il consumatore.
Tutto questo complesso iter ha richiesto la collaborazione di oltre
10.000 produttori e di tutte le istituzioni, la Camera di Commercio, poi la
Provincia, la Regione, infine il Ministero, che ha avuto un ruolo
determinante.
La nuova DOC uscirà sul mercato non appena i vini saranno pronti: le
prime bottiglie si troveranno quindi entro la fine dell'anno. La DOCG, invece
sarà disponibile dal 1 aprile 2010. Il motivo di tale scelta sta nell’intento
del consorzio di tutela e dei produttori di dare un’immagine di compattezza al
mercato. Inoltre l’inevitabile fermento e attesa per l’acquisto ed il consumo
della prima bottiglia di Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG non
potranno che dare un’ulteriore iniezione di vitalità all’ambiente. Fino al 31
marzo 2010, quindi, sul mercato si troverà il Prosecco
DOC di Conegliano Valdobbiadene che il consumatore è abituato a conoscere.
Oltre
tale data in etichetta sarà presente la dicitura Conegliano Valdobbiadene, che
potrà essere usata in etichetta da sola o associata al nome Prosecco per le
tipologie Frizzante e Tranquillo, Prosecco Superiore per lo Spumante. La
varietà Spumante, quella che meglio valorizza la denominazione sarà quindi
l’unica a fregiarsi dell’aggettivo Superiore.
A
cambiare non sarà solo l’etichetta, ogni bottiglia avrà sul collo la fascetta
di Stato, caratteristica di ogni vino DOCG, con stampato il logo identificativo
della denominazione. Ovvero il contrassegno con cui sarà riconoscibile,
numerata e tracciabile in ogni momento; ulteriore garanzia di qualità per il
consumatore che solo i vini DOCG offrono. Abbiamo riportato un esempio di etichetta riguardante
la tipologia Spumante e l’aspetto che avrà la fascetta di Stato.
Una cosa molto importante ricordare è che con la
nuova DOCG il corretto uso della denominazione dovrà riguardare l'intera etichettatura,
e quindi non solo l'etichetta, ma tutta la presentazione del prodotto: su
confezioni, depliant ecc., e tutto ciò che accompagna il prodotto il termine
Prosecco non potrà mai essere utilizzato disgiunto da quello dell'intera
denominazione.
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Ancora una Londra si riconferma come una delle vetrine più
scintillanti e prestigiose per il vino
Prosecco. Quest’anno vi sono stati molteplici motivi per far sì che l’edizione
2009 di “Vino in villa London” sia ricordata per molto tempo.
L’evento si è tenuto presso il prestigioso circolo dell’ “Institute of
Directors” (IOD) situato proprio nel cuore della capitale britannica. La concomitanza di due importanti avvenimenti come i festeggiamenti
per i 40 anni della DOC e soprattutto l’introduzione della DOCG hanno fatto
dell’appuntamento inglese un importante palcoscenico per far conoscere al
sempre più importante (sia per numeri che per competenza) pubblico del Regno
Unito i cambiamenti che da questa vendemmia 2009 vedranno protagonista il vino
della Marca.
Quest’evento (giunto alla terza edizione) organizzato dal Consorzio di
Tutela richiama più di 300 tra operatori del settore e giornalisti, come il
famoso reporter enogastronomico Tim Atkin (master of Wine e giornalista del
“The Observer”) che, di rientro dalla sua visita nel territorio dove nasce il
famoso vino presenterà attraverso due seminari tecnici il Prosecco Spumante in
tutte le sue varianti, dal Brut al Cartizze, passando per il Dry e l’Extra Dry.
Anche una gradita sorpresa ha accompagnato questi importanti incontri: una
torta gigante a forma di bottiglia di Prosecco, preparata dallo chef Riccardo
De Prà (titolare di un ristorante, il Dolada, presente nella capitale inglese)
è stata offerta a tutti i presenti per festeggiare, ovviamente insieme ad un
immancabile calice di Cartizze, i 40 anni della DOC che presto si trasformerà
in DOCG (le prime bottiglia saranno in vendita secondo il disciplinare dal 1
aprile 2010).
Proprio questo fondamentale passaggio è stato sottolineato dai
numerosi produttori presenti, i quali hanno potuto spiegare il perché del
“Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene”. Possiamo sintetizzare in quattro
punti cosa cercare in una bottiglia della nuova denominazione per distinguerla
dal comune Prosecco DOC: il nome del Territorio (in tal caso Conegliano Valdobbiadene,
esisterà pure la variante Colli Asolani), l’aggettivo Superiore acconto alla
parola Prosecco, il logo della denominazione e la fascetta di Stato.
Infine, l’evento Vino in Villa London ha presentato anche il territorio della
Marca Trevigiana con due importanti partecipazioni. Innzitutto la
presenza di Artematica, organizzatrice della mostra dedicata al
Cima da Conegliano: che si terrà a partire dal 26 febbraio al 2 giugno a
Conegliano. L’evento rappresenterà un’occasione unica per fare conoscere il
territorio di Conegliano Valdobbiadene e il suo legame con il Prosecco, e per
questo il Consorzio di Tutela dedicherà al tema la prossima edizione di Vino in
Villa, in programma il 15 – 17 maggio 2010.
Sarà poi presente il Consorzio di promozione
turistica Marca Treviso attraverso
alcuni operatori del territorio, per dare così modo agli interessati di
verificare personalmente quanto è semplice arrivare nelle colline del Prosecco
Superiore partendo da Londra.
Concludiamo con alcuni dati riguardi il crescente interesse riguardo
al Prosecco da parte degli operatori inglesi (professionali e non). Nonostante il momento congiunturale complesso, il mercato
targato UK continua a crescere nei consumi. Oggi vengono esportate 1 milione di
bottiglie di spumante di Conegliano Valdobbiadene (con un interessante +25%
rispetto all’anno precedente): il paese si colloca al 5° posto dell'export
totale con il 6% delle vendite e al 3° posto nei mercati europei dietro a
Germania ( 37,5% e 5.400.000 bottiglie) e Svizzera con il 18,7 % delle vendite
e 2.700.000 bottiglie.
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Il prossimo 1 febbraio avrà inizio nel prestigioso palcoscenico
dell’ hotel Hilton di Chicago “The Italian Wine Master”, un progetto di Federdoc
che nasce con l’intento di far conoscere negli States le eccellenze enologiche
italiane; il tour proseguirà poi nientemeno che al Metropolitan Pavillion di
New York il 4 dello stesso mese.
Quest’anno saranno rappresentati all’evento quattro vini di livello
assoluto come: Brunello
di Montalcino, Chianti Classico, Nobile di Montepulciano e soprattutto, ad
affiancare queste storiche denominazioni toscane ve ne sarà una di nuova
creazione ma sicuramente non di minor spessore, stiamo parlando del Conegliano-Valdobbiadene
Prosecco Superiore.
La manifestazione coinvolgerà oltre 140 produttori in rappresentanza
delle quattro “Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG)”. Per
giustificare tale cifra basta pensare all’importanza strategica che il mercato
statunitense ha raggiunto per i vini italiani e per il Prosecco in primis.
Cogliendo l’occasione per presentare le ultime annate, in particolare
quella del Prosecco che, lo ricordiamo, proprio da questa vendemmia entra a far
parte di questo ristretto “club” di vini che possono fregiarsi della DOCG, si
terranno delle degustazioni “ad hoc” che punteranno a valorizzare e far meglio
comprendere al pubblico USA le caratteristiche dei vari vini. In particolare
segnaliamo quella che avrà per protagonisti i tre vini rossi toscani dal titolo
“Territorio, diversità e complessità di Brunello, Chianti Classico e Nobile
di Montepulciano” e, soprattutto la degustazione dal titolo : “L’evoluzione del
Prosecco” che presenterà alla stampa specializzata americana ed a operatori del
settore il celebre vino della Marca trevigiana nella sua nuova veste DOCG.
Un segno evidente che il consumatore a stelle e strisce predilige il
vino italiano di qualità superiore, sta in un semplice quanto significativo e
sorprendente dato (soprattutto se rapportato alla difficile congiuntura
economica in cui è calato), secondo l’Italian Wine & Food Institute la quantità di
vini DOC e DOCG importati negli States nei primi sette mesi del 2009 è
aumentata rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente di ben il 19,6%.
L’Italia consolida quindi il primato di maggior esportatore negli Stati Uniti,
risultato che giustifica, anzi incoraggia, manifestazioni atte a promuovere
sempre di più il patrimonio enologico italiano come “The Italian Wine
Master”.
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In questi ultimi tempi una controversia domina il mondo enologico
italiano e del nord-est in particolare. Dato che oggetto della diatriba è il
vino Prosecco, noi di ProseccoRoad.com ci sentiamo in qualche modo in dovere di
dire la nostra; perché di questo fantastico prodotto della nostra terra abbiamo
fatto una bandiera ed in quanto tale ci pare ragionevole spendere due parole in
merito.
Per farla breve (invitiamo chi voglia approfondire la vicenda a
documentarsi via internet, basterà digitare in qualsiasi motore di ricerca le
parole “prosecco Veneto Friuli” per prendere visione di esaurienti articoli in
merito) gli agricoltori friulani e del Carso in particolare, dopo aver ottenuto
l’opportunità di potersi fregiare della dicitura Prosecco DOC sulle proprie
bottiglie, cosa che fino alla scorsa vendemmia era lo ricordiamo vietata, sono
ricorsi al Tar del Lazio per bloccare il cosiddetto decreto Zaia che
consentiva questo. I viticoltori di
Prosecco e dintorni (il paese del Carso omonimo del conteso nettare) vogliono
che sia loro garantito l’uso esclusivo della dicitura Prosecco e di instituire
proprio nel comune del Carso triestino la sede della DOC Prosecco.
Prima di fare le nostre considerazioni riportiamo le testuali parole
delle due parti in merito: da una parte il Ministro delle Politiche Agricole
Luca Zaia e dall’altra il pensiero degli agricoltori friulani espresso dai loro
rappresentanti.
Il capogruppo di Sa al Consiglio
del Friuli Venezia Giulia, Igor Kocijancic vuole Ricorrere alla Ue contro il
''tentativo di emarginazione'' da parte del Veneto sulla valorizzazione del
Prosecco ed afferma che i viticoltori del Carso triestino hanno
''riposto invano fiducia prima nella Giunta regionale, poi nella Lega Nord, poi
nel ministro leghista alle Politiche agricole, sceso fino alle nostre
latitudini a fine agosto per piantare, in quel di Prosecco, una vite di
Glera''. Ricordando che il ministro Zaia avrebbe detto ''che il territorio dal
quale trae origine il Prosecco sarebbe stato valorizzato con una serie di interventi,
non ultimo la creazione di un centro territoriale per la promozione del
Prosecco DOC'', il capogruppo sostiene che ''il grande Veneto fa la voce grossa
e tenta di emarginare le giuste rivendicazioni dei nostri territori''. ''Bisogna fare - propone quindi Kocijancic - come hanno fatto gli ungheresi
nella vicenda del Tokaj: presentare un bel ricorso nelle competenti sedi. Vi è
l'autorevole precedente che fa ben sperare su un esito positivo di tale
ricorso''.
“Non ci bastano più le promesse - ha spiegato il presidente regionale
dell’Associazione Agricoltori del Friuli Venezia Giulia, Franc Fabec, - e
attendiamo dal Ministro Zaia, e dall’assessore regionale, Claudio Violino,
fatti concreti per lo sviluppo dell’agricoltura del Carso, come era stato garantito
quando abbiamo dato l’assenso all’uso del nome della località carsica di
Prosecco per salvaguardare lo spumante prodotto in Veneto e Friuli Venezia
Giulia”. I termini per impugnare il
decreto davanti al Tar scadranno il prossimo 12 novembre “e noi - ha
spiegato Fabec - non vogliamo correre rischi. Abbiamo dato mandato al nostro
legale, l’avvocato D’Amelio di Roma, affinché il ricorso sia presentato entro
quella data”. Gli agricoltori del Carso chiedono che la sede della DOC Prosecco
sia realizzata nell’omonima frazione del Carso triestino; che siano ridotti i
vincoli comunitari delle Zps (Zone di protezione speciale) e dei Sic (Sito
d’interesse comunitario) che bloccano più dell’80% del territorio agricolo del
Carso; che siano realizzati investimenti per modernizzare l’agricoltura sul
costone carsico; e, infine, che siano semplificate norme e procedure per le
aree agricole del Carso.
Il Ministro ha risposto: ''Creare la sede del Prosecco fuori della Provincia di
Treviso, magari in Friuli Venezia Giulia, sarebbe come realizzare la sede dello
Champagne al di fuori di Reims'', ''In provincia di Treviso se ne produce il
98% del totale, quindi la sede non può che essere quella trevigiana''. ”Ho
incontrato ieri a Lecce rappresentanti di Trieste – ha aggiunto Zaia – e penso
si debba trovare una soluzione. Il problema non è quello della sede o della
casa, ma che in Friuli Venezia Giulia hanno effettivamente delle necessità di
interventi strutturali nel costone di fronte al mare, dove coltivavano a
terrazze il Prosecco”. ”Sto parlando con l’assessore all’agricoltura del FVG,
Claudio Violino – ha concluso il ministro – per vedere di trovare una soluzione
ragionevole”.
Poi i toni della discussione si sono fatti più accesi e queste sono
state le parole di Zaia: “'Mi spiace dover constatare che i sacrifici fatti in
questi mesi per portare una DOC nei territori friulani e la possibilità di
avviare il percorso per la riserva del nome per il vino Prosecco per le
provincie di Udine, Pordenone, Trieste e Gorizia si trasformi oggi in una
battaglia fratricida tra Veneto e Friuli'', ''Peggio ancora mi amareggia vedere
- prosegue Zaia - che il tema Prosecco con tutte le sue sfaccettature diventi
elemento di scontro politico. I produttori friulani e veneti che oggi, a
differenza di ieri, hanno la possibilità di produrre in esclusiva questo vino
hanno bisogno di concentrarsi sulle prospettive di mercato che avranno, sulle
azioni promozionali che finanzieremo. Pensare che con un ricorso si possano
risolvere i problemi della viticoltura e dell'enologia mi pare inutile e
dannoso''. ''Resto comunque convinto che ognuno sia artefice del suo futuro
tanto più tutti quei produttori che nel bene o nel male saranno coinvolti in
questa nuova avventura. Ho voluto con forza che le province friulane potessero
fregiarsi della nuova doc del Prosecco continuo a pensare che questa sia una
grande opportunità. Quello che potevamo fare è stato fatto: ora gli
imprenditori decidano in autonomia''. ''Non sono disposto a cedere ai ricatti',
questo provvedimento del Prosecco per i friulani significa assegnare a Gorizia,
Trieste, Udine e Pordenone la DOC del Prosecco e l'uso esclusivo del nome Prosecco
- afferma Zaia. Chiedere una contropartita per questo - ha proseguito -
significa davvero andare ad un ricatto, ed io ai ricatti non sto. Facciano
quello che vogliono, Si assumano però la responsabilità di andare a dire un
giorno, se bloccano tutto, che la loro comunità non ha la DOC del Prosecco e
non avrà l'esclusiva del nome perché qualcuno ha deciso di fare così''.
Dopo aver letto e riportato le ragioni degli uni e degli altri noi di
ProseccoRoad.com, che nel territorio storico del Prosecco ci siamo nati e
cresciuti, e che ben conosciamo la difficoltà, i sacrifici e la mole di lavoro
necessari per poter produrre un vino di qualità, siamo sconcertati dalle
richieste avanzate dai viticoltori friulani. Non fosse altro perché il merito
della fama raggiunta dal prodotto Prosecco in Italia come nel mondo è da
attribuire ai viticoltori Trevigiani, quelli di Conegliano e Valdobbiadene, che
hanno creduto in un vino che solo vent’anni fa era visto come un prodotto
povero e che adesso è diventato il fenomeno che noi ben conosciamo, e non a
coloro il cui unico “merito” è quello di essere viticoltori in una località che
magari ha effettivamente dato il nome ad un prodotto che però e stato
sviluppato e valorizzato da ben altri colleghi in ben altri luoghi! E nel farlo
hanno investito a loro rischio e pericolo capitali e sudore.
Ci pare che la proposta friulana sia un tentativo di sedersi al tavolo di
chi ha fatto grande il nome Prosecco cercando di accaparrarsi la fetta di torta
più grande possibile. Tant’è vero che un riconoscimento agli agricoltori
triestini (in particolare) è stato attribuito, come ha ricordato il Ministro Zaia,
concedendo la DOC anche al loro prodotto, cosa che nella roccaforte del
Prosecco, in quel di Valdobbiadene, ha suscitato non pochi malumori tra coloro
i quali si sentono più legati e più strettamente difendono una territorialità
che vedono in qualche modo affievolirsi, ma questo è un altro discorso… .
Se si
potesse rendere partecipi solo tramite delle parole cosa significa il Prosecco
in una zona dove questo vino è quasi una religione prima che una fonte di
reddito, ovvero nella zona di Conegliano-Valdobbiadene, noi saremmo i primi a
farlo, allora tutti si convincerebbero che la vera “casa” di questo vino è qui
tra queste splendide quanto difficili colline coltivate da secoli con passione
e dedizione, perché è qui che il Prosecco ha visto svilupparsi la sua storia ed
è sempre da qui che è entrato a far parte del Gotha dell’enologia italiana. Se
tutti se ne rendessero conto queste discussioni nemmeno ci sarebbero; ci sembra
giusto concludere con la frase del Ministro Zaia che più di tutte sintetizza e
centra il succo del problema:
”Creare la
sede del Prosecco fuori della Provincia di Treviso, magari in Friuli Venezia
Giulia, sarebbe come realizzare la sede dello Champagne al di fuori di Reims''
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“A Wine Emotion”
è, non a caso, lo slogan che accompagna la Prosecco Cycling Classic 2009.Sì, perché
anche quest’ultima edizione della kermesse cilistica è stata un’autentica
emozione per coloro i quali hanno avuto il piacere di prendervi parte. Viene da
chiedersi come non potrebbe essere stato altrimenti, considerando la bellezza
del territorio dove questa manifestazione ha avuto luogo: ovviamente le stupende
colline tra Conegliano e Valdobbiadene.
Domenica 4 ottobre
da Piazza Marconi a Valdobbiadene (dov’era fissato anche l’arrivo) ha preso
inizio questa pedalata collettiva che ha saputo unire la passione per la
bicicletta a quella per un territorio così votato al vino di grandissima qualità
com’è il nostro amato Prosecco.
Hanno
attraversato gran parte della strada che questa primavera ha assistito ad una
delle tappe più belle del Giro d’Italia del Centenario, la Prosecco Road
appunto, circa duemila cicloamatori; ciò sta a significare un +20% alla voce
iscritti rispetto alla pur fortunata edizione 2008.
La Prosecco
Cycling Classic non è comunque un fenomeno locale: oltre alle circa 15 regioni
italiane rappresentate (isole comprese), partecipanti da tutto il mondo hanno
preso parte all’evento, folta era infatti la presenza tra gli altri di cicloamatori
provenienti da Stati Uniti e Canada. A conferma della crescente vocazione internazionale
dell’evento è stato anche instituito uno speciale premio per il corridore che
più di ogni altro ha viaggiato per partecipare all’evento, infatti quest’anno
si è aggiudicato un’opera in ferro battuto di un artista locale, un ciclista di
San Diego, California.
Nemmeno i “VIP”
dello sport hanno disertato l’evento: Jury Chechi, Antonio Rossi, Rossano
Galtarossa, Cristian Zorzi, Deborah Compagnoni, pedalando tra le colline sulla
Strada del Prosecco hanno idealmente portato a Valdobbiadene 16 medaglie
olimpiche e 17 titoli mondiali. Tra gli ospiti illustri della Prosecco Cycling
Classic anche l’ex sciatore Peter Runggaldier e Marco Campagna, gloria della
canoa. Al via pure due ciclisti professionisti: Franco Pellizotti, bronzo
all’ultimo Giro d’Italia e maglia a pois del Tour de France, e Marzio
Bruseghin, azzurro ai recentissimi Mondiali di Mendrisio. E’ attesa anche la
reginetta dei tuffi azzurri. Tania Cagnotto, argento e bronzo dal trampolino ai
Mondiali di nuoto di Roma 2009, sarà tra gli ospiti della Prosecco Cycling
Classic. Non pedalerà, ma l’attende comunque una domenica da protagonista.
Non sono mancate
nemmeno le iniziative collaterali legate alla kermesse come le celebrazioni per
il trentesimo anniversario della storica vittoria di Tony Fassina (trevigiano
DOC) al rally di San Remo su Lancia Stratos, oppure l’iniziativa di solidarietà
volta a realizzare impianti fotovoltaici in Africa. Il progetto “Luce per l’Africa”
sono stati infatti destinati parte dei proventi ottenuti dalla vendita delle
divise da ciclista del Prosecco Team, il club trasversale che, parallelamente
alla Prosecco Cycling Classic, riunisce tantissimi appassionati della
bicicletta e delle terre del Prosecco.
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