Valdobbiadene è un comune di 10.790 abitanti della provincia di Treviso situato nella fascia collinare pedemontana, con 16  frazioni che assumono una importante rilevanza per la produzione del vino prosecco: Guia, Guietta, Santo Stefano, San Pietro di Barbozza, Zecchei, Pianezze, Villanova, Bigolino, Saccol, Ron, San Vito, San Giovanni, Funer, Follo e Soprapiana.
Di particolare nota sono le frazioni di Saccol, S. Pietro di Barbozza, S. Stefano che racchiudono la famosa Zona del Cartizze.
Valdobbiadene è senza dubbio uno dei centri italiani e non, di maggior importanza dal punto di vista enologico (inserito a pieno merito nel circuito Città del Vino); da oltre quarant’anni vi si svolge infatti la celebre Mostra Nazionale degli Spumanti, ora denominata “Forum Spumanti d’Italia”.
Cenni storici
La storia di Valdobbiadene risale all'antica età del bronzo come confermato dai ritrovamenti archeologici. Scarsi sono i reperti di epoca romana ma non è da escludere che già in tale epoca Valdobbiadene fosse un centro di una certa rilevanza.
Nel corso del medioevo la pieve è sottoposta al controllo di Venezia ma si autogoverna divisa nelle sue quindici comunità dette "regole" : Guietta, Guia, Santo Stefano, Zanzago, Barbozza, Col di Martignago, Cordana di Martignago, Pieve, Ron, Colderove, Funer, San Vito, Villanova, Bigolino.
L'Ottocento, in concomitanza con la dominazione asburgica, segna una profonda crisi nella storia della comunità, le contrade passarono de quindici a solo due e l’economia fin qui relativamente florida ebbe un importante declino.
L'annessione al regno d'Italia, non migliorò affatto la grave situazione: proprio in tale periodo infatti, la popolazione in miseria conobbe in massa il fenomeno dell'emigrazione causata dalla stagnazione dell'agricoltura e dell'artigianato.
Una opera sapiente è comunque portata avanti, nella seconda metà dall'Ottocento, dal conte Balbi Valier che sperimenta l'impianto del Prosecco e contribuisce in modo incisivo alla sua diffusione e radicazione nel territorio.
Dopo il periodo senza dubbio più buio per la comunità di Valdobbiadene, ossia le due guerre mondiali, che ne videro la quasi completa distruzione; la cittadina seppe tenacemente rialzare il capo.
Attraverso una rapida quanto sorprendente ricostruzione, Valdobbiadene e tutta la zona dell’Alta Marca Trevigiana si votarono alla coltivazione del vitigno Prosecco (introdotto appunto già nella seconda metà del secolo precedente).
Tale scelta si è rivelata estremamente felice, tutt’oggi infatti il Vino Prosecco è tra i più apprezzati e amati, contribuendo senza ombra di dubbio a rendere questo piccolo centro famoso in Italia e nel mondo.
La zona della DOC
La zona della DOC trae le su origini proprio da Valdobbiadene e comprende attualmente una superficie di 4100 ettari appartenenti a 15 comuni.
La peculiarità di questo territorio nasce da un incontro di vari fattori favorevoli allo sviluppo del vitigno Prosecco.
Le Prealpi riparano dalle correnti fredde dell'Europa Nord-Orientale che creano inverni abbastanza miti.
La piovosità è abbondante, di origine orografica in estate e ciclonica in inverno e nelle stagioni di mezzo.
Se le colline del coneglianese (anch’esse facenti parte della DOC) sono caratterizzate da un profilo assai dolce e quindi di lavorazione relativamente agevole, più ci si avvicina alla zona di Valdobbiadene, più lo sguardo rimane impressionato da un sistema collinare irregolare, ripido, dove la vite ricopre con straordinaria continuità ogni brandello di terra.
E' a Valdobbiadene, infatti, soprattutto nelle colline di Guia,
Santo Stefano, San Pietro di Barbozza, Saccol e nella sottozona di
Cartizze che si entra nel tempio di questo vino, raggiungendo i più alti livelli di qualità.
I terreni sono composti da marne, arenarie, argille e conglomerati originatisi dal sollevamento di fondali marini poco profondi e quindi ideali per la coltivazione del vitigno Prosecco.
Nei vigneti si trovano poi delle sottovarietà come la Perera, la Bianchetta, il Verdiso che contribuiscono alla complessità e al bouquet finale del vino.
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