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Fa un certo effetto in questo periodo di vacche magre constatare, con una sottile vena di orgoglio, che il settore enologico, ed in particolare quello legato al Prosecco, è in completa controtendenza rispetto al trend economico degli ultimi tempi.
Il successo di questo vino nel mercato italiano, ormai da tempo non è più una sorpresa, anzi rappresenta una consolidata e positiva realtà.
La piacevole novità arriva invece dalla voce esportazioni, ed in particolare dalla crescita esponenziale che negli ultimi anni ha subito la quota di vendite targate USA. Ormai, appena dopo i ben noti mercati tedesco e svizzero, si è posizionato saldamente quello a "stelle e strisce". Quest’ultimo è sicuramente, tra quelli emergenti, il business che più di tutti ha le carte in regola per diventare il punto di riferimento delle vendite di Prosecco oltre i confini nazionali.
Tali affermazioni sono avvalorate da dati molto significativi: quota di mercato attestatasi al 7,5% delle vendite totali (dietro solo a Germania e Svizzera), di cui l’85% e rappresentato da bottiglie di Spumante. Attualmente più del 35% delle aziende della DOC esportano negli USA con un prezzo medio fra i 16 e i 20 dollari. La crescita di notorietà e di consensi è costante e l’immagine del prodotto è positiva, fashion e moderna. Oggi sono molte le aziende, anche di piccole dimensioni, che vendono il proprio prodotto ricavandosi interessanti nicchie di mercato, nonostante il rapporto euro-dollaro richieda, in questo momento, alcuni sacrifici compensati tuttavia dall’ottimo rapporto qualità-prezzo (una delle armi vincenti della DOC).
I consumatori americani si dimostrano molto preparati e competenti in materia enologica, tantevvero che a New York, precisamente nel cuore della Grande Mela Manhattan, è stato recentemente aperto un “Prosecco Lounge Bar”, completamente dedicato al famoso vino della Marca. Le buone notizie quindi ci sono, tante e incoraggianti; basta solo saper sfruttare quest’occasione rara, forse unica.
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