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In questi ultimi tempi una controversia domina il mondo enologico
italiano e del nord-est in particolare. Dato che oggetto della diatriba è il
vino Prosecco, noi di ProseccoRoad.com ci sentiamo in qualche modo in dovere di
dire la nostra; perché di questo fantastico prodotto della nostra terra abbiamo
fatto una bandiera ed in quanto tale ci pare ragionevole spendere due parole in
merito.
Per farla breve (invitiamo chi voglia approfondire la vicenda a
documentarsi via internet, basterà digitare in qualsiasi motore di ricerca le
parole “prosecco Veneto Friuli” per prendere visione di esaurienti articoli in
merito) gli agricoltori friulani e del Carso in particolare, dopo aver ottenuto
l’opportunità di potersi fregiare della dicitura Prosecco DOC sulle proprie
bottiglie, cosa che fino alla scorsa vendemmia era lo ricordiamo vietata, sono
ricorsi al Tar del Lazio per bloccare il cosiddetto decreto Zaia che
consentiva questo. I viticoltori di
Prosecco e dintorni (il paese del Carso omonimo del conteso nettare) vogliono
che sia loro garantito l’uso esclusivo della dicitura Prosecco e di instituire
proprio nel comune del Carso triestino la sede della DOC Prosecco.
Prima di fare le nostre considerazioni riportiamo le testuali parole
delle due parti in merito: da una parte il Ministro delle Politiche Agricole
Luca Zaia e dall’altra il pensiero degli agricoltori friulani espresso dai loro
rappresentanti.
Il capogruppo di Sa al Consiglio
del Friuli Venezia Giulia, Igor Kocijancic vuole Ricorrere alla Ue contro il
''tentativo di emarginazione'' da parte del Veneto sulla valorizzazione del
Prosecco ed afferma che i viticoltori del Carso triestino hanno
''riposto invano fiducia prima nella Giunta regionale, poi nella Lega Nord, poi
nel ministro leghista alle Politiche agricole, sceso fino alle nostre
latitudini a fine agosto per piantare, in quel di Prosecco, una vite di
Glera''. Ricordando che il ministro Zaia avrebbe detto ''che il territorio dal
quale trae origine il Prosecco sarebbe stato valorizzato con una serie di interventi,
non ultimo la creazione di un centro territoriale per la promozione del
Prosecco DOC'', il capogruppo sostiene che ''il grande Veneto fa la voce grossa
e tenta di emarginare le giuste rivendicazioni dei nostri territori''. ''Bisogna fare - propone quindi Kocijancic - come hanno fatto gli ungheresi
nella vicenda del Tokaj: presentare un bel ricorso nelle competenti sedi. Vi è
l'autorevole precedente che fa ben sperare su un esito positivo di tale
ricorso''.
“Non ci bastano più le promesse - ha spiegato il presidente regionale
dell’Associazione Agricoltori del Friuli Venezia Giulia, Franc Fabec, - e
attendiamo dal Ministro Zaia, e dall’assessore regionale, Claudio Violino,
fatti concreti per lo sviluppo dell’agricoltura del Carso, come era stato garantito
quando abbiamo dato l’assenso all’uso del nome della località carsica di
Prosecco per salvaguardare lo spumante prodotto in Veneto e Friuli Venezia
Giulia”. I termini per impugnare il
decreto davanti al Tar scadranno il prossimo 12 novembre “e noi - ha
spiegato Fabec - non vogliamo correre rischi. Abbiamo dato mandato al nostro
legale, l’avvocato D’Amelio di Roma, affinché il ricorso sia presentato entro
quella data”. Gli agricoltori del Carso chiedono che la sede della DOC Prosecco
sia realizzata nell’omonima frazione del Carso triestino; che siano ridotti i
vincoli comunitari delle Zps (Zone di protezione speciale) e dei Sic (Sito
d’interesse comunitario) che bloccano più dell’80% del territorio agricolo del
Carso; che siano realizzati investimenti per modernizzare l’agricoltura sul
costone carsico; e, infine, che siano semplificate norme e procedure per le
aree agricole del Carso.
Il Ministro ha risposto: ''Creare la sede del Prosecco fuori della Provincia di
Treviso, magari in Friuli Venezia Giulia, sarebbe come realizzare la sede dello
Champagne al di fuori di Reims'', ''In provincia di Treviso se ne produce il
98% del totale, quindi la sede non può che essere quella trevigiana''. ”Ho
incontrato ieri a Lecce rappresentanti di Trieste – ha aggiunto Zaia – e penso
si debba trovare una soluzione. Il problema non è quello della sede o della
casa, ma che in Friuli Venezia Giulia hanno effettivamente delle necessità di
interventi strutturali nel costone di fronte al mare, dove coltivavano a
terrazze il Prosecco”. ”Sto parlando con l’assessore all’agricoltura del FVG,
Claudio Violino – ha concluso il ministro – per vedere di trovare una soluzione
ragionevole”.
Poi i toni della discussione si sono fatti più accesi e queste sono
state le parole di Zaia: “'Mi spiace dover constatare che i sacrifici fatti in
questi mesi per portare una DOC nei territori friulani e la possibilità di
avviare il percorso per la riserva del nome per il vino Prosecco per le
provincie di Udine, Pordenone, Trieste e Gorizia si trasformi oggi in una
battaglia fratricida tra Veneto e Friuli'', ''Peggio ancora mi amareggia vedere
- prosegue Zaia - che il tema Prosecco con tutte le sue sfaccettature diventi
elemento di scontro politico. I produttori friulani e veneti che oggi, a
differenza di ieri, hanno la possibilità di produrre in esclusiva questo vino
hanno bisogno di concentrarsi sulle prospettive di mercato che avranno, sulle
azioni promozionali che finanzieremo. Pensare che con un ricorso si possano
risolvere i problemi della viticoltura e dell'enologia mi pare inutile e
dannoso''. ''Resto comunque convinto che ognuno sia artefice del suo futuro
tanto più tutti quei produttori che nel bene o nel male saranno coinvolti in
questa nuova avventura. Ho voluto con forza che le province friulane potessero
fregiarsi della nuova doc del Prosecco continuo a pensare che questa sia una
grande opportunità. Quello che potevamo fare è stato fatto: ora gli
imprenditori decidano in autonomia''. ''Non sono disposto a cedere ai ricatti',
questo provvedimento del Prosecco per i friulani significa assegnare a Gorizia,
Trieste, Udine e Pordenone la DOC del Prosecco e l'uso esclusivo del nome Prosecco
- afferma Zaia. Chiedere una contropartita per questo - ha proseguito -
significa davvero andare ad un ricatto, ed io ai ricatti non sto. Facciano
quello che vogliono, Si assumano però la responsabilità di andare a dire un
giorno, se bloccano tutto, che la loro comunità non ha la DOC del Prosecco e
non avrà l'esclusiva del nome perché qualcuno ha deciso di fare così''.
Dopo aver letto e riportato le ragioni degli uni e degli altri noi di
ProseccoRoad.com, che nel territorio storico del Prosecco ci siamo nati e
cresciuti, e che ben conosciamo la difficoltà, i sacrifici e la mole di lavoro
necessari per poter produrre un vino di qualità, siamo sconcertati dalle
richieste avanzate dai viticoltori friulani. Non fosse altro perché il merito
della fama raggiunta dal prodotto Prosecco in Italia come nel mondo è da
attribuire ai viticoltori Trevigiani, quelli di Conegliano e Valdobbiadene, che
hanno creduto in un vino che solo vent’anni fa era visto come un prodotto
povero e che adesso è diventato il fenomeno che noi ben conosciamo, e non a
coloro il cui unico “merito” è quello di essere viticoltori in una località che
magari ha effettivamente dato il nome ad un prodotto che però e stato
sviluppato e valorizzato da ben altri colleghi in ben altri luoghi! E nel farlo
hanno investito a loro rischio e pericolo capitali e sudore.
Ci pare che la proposta friulana sia un tentativo di sedersi al tavolo di
chi ha fatto grande il nome Prosecco cercando di accaparrarsi la fetta di torta
più grande possibile. Tant’è vero che un riconoscimento agli agricoltori
triestini (in particolare) è stato attribuito, come ha ricordato il Ministro Zaia,
concedendo la DOC anche al loro prodotto, cosa che nella roccaforte del
Prosecco, in quel di Valdobbiadene, ha suscitato non pochi malumori tra coloro
i quali si sentono più legati e più strettamente difendono una territorialità
che vedono in qualche modo affievolirsi, ma questo è un altro discorso… .
Se si
potesse rendere partecipi solo tramite delle parole cosa significa il Prosecco
in una zona dove questo vino è quasi una religione prima che una fonte di
reddito, ovvero nella zona di Conegliano-Valdobbiadene, noi saremmo i primi a
farlo, allora tutti si convincerebbero che la vera “casa” di questo vino è qui
tra queste splendide quanto difficili colline coltivate da secoli con passione
e dedizione, perché è qui che il Prosecco ha visto svilupparsi la sua storia ed
è sempre da qui che è entrato a far parte del Gotha dell’enologia italiana. Se
tutti se ne rendessero conto queste discussioni nemmeno ci sarebbero; ci sembra
giusto concludere con la frase del Ministro Zaia che più di tutte sintetizza e
centra il succo del problema:
”Creare la
sede del Prosecco fuori della Provincia di Treviso, magari in Friuli Venezia
Giulia, sarebbe come realizzare la sede dello Champagne al di fuori di Reims''
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